Complesso oleario, Taranto

In architettura bellezza e devozione sono due parole che lasciano spazio ad innumerevoli interpretazioni ed utilizzi.
La bellezza è armonia dell’uomo con il creato, è il rispetto, la consapevolezza e la manifestazione dell’amore che pervade ogni cosa, dalla natura all’architettura. Ogni qualsivoglia tipologia di bellezza deve essere fondata sulla legge e sui principi delle forme semplici e naturali.

Mission:

La destinazione funzionale di questa struttura, sarà uno spazio espositivo, in una struttura compresa in un idea di riqualificazione generale del complesso Tamburi (Ex Stabilimento Oleario), della città di Taranto. L’idea generale di riqualificazione prevede la realizzazione di un grande polo scientifico e culturale destinato a questa città.

Analisi:

La parola d’ordine è spazio.
Lo spazio, e non solo quello architettonico, è la dimensione nella quale l’uomo vive – l’uomo abita lo spazio ed interagisce con esso subendone le condizioni ed avendo al tempo stesso la possibilità di cambiarlo. 

Pianta, sezione, prospetto

 

Quello che ha affascina in questo capannone è proprio lo spazio, suddiviso in tre grandi navate di simil dimensioni e 9 campate distanziate tra loro in maniera costante lungo tutta la struttura. Osservando le piante dei diversi piani e della copertura, emerge l’importanza dei pilastri, delle travi e delle capriate – tutte realizzate con un unico materiale, il cemento armato, nella scansione del ritmo della struttura, essi, inoltre, evidenziano come il capannone sia basato su di una struttura portante puntiforme. Le murature esterne, dettagliate e con uno spessore che decresce con l’aumentare dell’altezza – probabilmente realizzate con una pietra locale, il tufo – hanno lo scopo di dividere l’ambiente interno da quello esterno. La presenza di due scale posizionate nei due angoli opposti della struttura favorivano l’accesso alla passerella stessa.

 

Progetto:

L’architetto disegna gli spazi per l’uomo sfruttando a fondo tutti gli strumenti immateriali che rappresentano in realtà la parte più nobile e sensibile del suo operare: la geometria, la proporzione, la misura, il ritmo. Infine ruba la luce, per farla danzare sugli spazi che ha disegnato e per consentire all’uomo di viverci.

Il controllo della luce può diventare uno degli atti più sublimi del fare architettura. L’originario aspetto cupo del padiglione dettato da una scarsa presenza luminosa, hanno fatto si che la luce diventasse a tutti gli effetti un punto cardine del nostro progetto.

Lo spazio nel nostro progetto viene lavorato e studiato tramite un’architettura ipogea. Questa concezione, attraverso la metafora geologica, diviene la conseguenza di un’architettura che simula la morfogenesi del territorio, si deforma per mettere in scena un fenomeno fisico. L’architettura ipogea lavora senza dubbio per sottrazione generando nuovi spazi attorno ai quali si svilupperà poi il nostro progetto.
Le sezioni evidenziano come, tramite questa tipologia di architettura, aumenti lo spazio a disposizione all’interno della struttura generando un interessante rapporto tra pieno e vuoto e lavorando sulla verticalità.
Un grossa scalinata a gradoni, posizionata ad un’estremità della struttura, consente l’accesso ai piani sotterranei. La forza e le dimensioni della scalinata generano un impatto visivo di grande effetto. All’estremità sud l’accesso è garantito solo per il piano terra.

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La presenza di un grossa struttura esterna al nostro edificio, risulta essere l’elemento caratteristico di tale sezione. Una costruzione verticale che si aggancia al resto del padiglione con una sorta di braccio e che trova poi una continuità all’interno di esso tramite una passerella che attraversa tutta la struttura lungo la sua direttrice principale. Questa struttura è caratteristica per le sua funzione come blocco ascensore, per consentire un facile accesso a tutti i piani.

Sono rimaste le due rampe scale originali, posizionate negli angoli opposti, che permettono l’accesso alla passerella nella parte alta dell’edificio.
Le grandi rampe di scale aggiunte, sono un nuovo elemento architettonico che accentua la maestosità di questo edificio.

 

 

Soluzione:

L’operazione principale è stata quella di rimuovere i tamponamenti, per lasciare solo la struttura portante. In questo modo il risultato è una struttura che appare leggera, ma nello stesso tempo una rovina solenne. Un movimento del terreno genera una grande scalinata esterna che contorna l’edificio e ci guida dentro ad essa; il tutto ricordando la sensazione di un Tempio antico. Infatti la struttura apparirà postata una sorta di basamento.

Sezione cortaSezione lunga

 

Le funzioni si dispongono nello spazio ipogeo nei tre livelli sotterranei. Gli unici elementi visibili all’esterno oltre alla parte strutturale sono gli accessi e gli spazi destinati alla percorribilità. Il collegamento con gli altri padiglioni del complesso avverrà tramite un percorso diretto altrettanto ipogeo.

 

 

La struttura in questo senso manterrà quella caratteristica di vissuto del tempo.

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Collaborated with:

Lorenzo Benna, Davide Zanoni, Politecnico di Milano