The Lost City, Chandigarh

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“La città di Chandigarh è pianificata alla scala umana. Essa ci mette in contatto con gli infiniti cosmi e la natura. Ci dà posti ed edifici per tutte le attività umane grazie alle quali i cittadini possono vivere una vita piena e armoniosa. Qui lo splendore della natura e il suo cuore a nostra portata. Chandigarh vuole essere un esempio dei concetti base di urbanistica per i suoi abitanti, in modo che essi ne diventino guardiani e la salvino dai capricci degli individui.” 

Le Corbusier 

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LA CITTA’ PERSA

Nella città di Chandigarh vi è un posto che si comporta diversamente. Non si sa se esso venne pensato com’è oggi ai nostri occhi o se vi era un ampio e complesso disegno che il tempo ha logorato o che non fu mai completato. Quel che è certo, è che se si chiede ad un abitante di Chandigarh di descrivere questo luogo egli vi dirà che esso permane da tempi immemori e che la gente ben lo conosce e almeno una volta tutti gli abitanti vi hanno fatto visita. La disposizione degli edifici segue la griglia della città, collocandosi in una zona verde piana e libera. Al piano terra spiccano enormi strutture a corte, con una griglia regolare, leggere e perfette, tagliate con violenza da lunghissime e imponenti rampe diagonali. Sopra i cinque piani si può notare un movimento di persone continuo. Tutti si cercano e nessuno si trova, c’è chi sale e chi scende, senza mai incrociarsi al piano giusto. Guardando in basso si rischia di cadere nel giardino della corte, scavato nel sottosuolo e disseminato di statue mistiche, sculture antiche e percorsi labirintici. Ogni cortile è diverso dall’altro e si collega a tutti gli altri tramite passaggi sotterranei. Chi vi entra sarà affascinato dalla quantità di scaffali pieni di oggetti e libri di qualsiasi tipo, ma mai troverà esattamente quello che cerca, nulla lo soddisfa e proseguirà verso la ricerca ossessiva dell’oggetto giusto, passando per i giardini e i lunghissimi corridoi. Questa parte di Chandigarh, che può sembrare anche un’opportunità per la costruzione di nuovi luoghi comuni, uno scheletro incompiuto di una nuova città, risulta essere invece traviata; le persone corrono e si perdono, il desiderio diventa ossessiva e inappagata ricerca.

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“Correndo usciro in un gran prato; e quello

avea nel mezzo un grande e ricco ostello.

Subito smonta, e fulminando passa

dove più dentro il bel tetto s’alloggia:

corre di qua, corre di là, né lassa

che non vegga ogni camera, ogni loggia.

Poi che i segreti d’ogni stanza bassa

ha cerco invan, su per le scale poggia;

e non men perde anco a cercar di sopra,

che perdessi di sotto, il tempo e l’opra”.

Ludovico Ariosto
“L’Orlando Furioso”, canto XII 

Model

Progetto: 

Lo scopo del progetto è quello di immaginare un frammento di città seguendo le ricerche teoriche del professor F. A. Fusco. Attraverso collage e modelli viene elaborata una narrazione del progetto, con una prospettiva abbiamo immaginato una città lineare composta da blocchi razionalisti poggiati su podi colorati e attraversati da lunghe autostrade. Dopo questo abbiamo lavorato su una tipologia di edificio della nostra città che abbiamo posizionato nei pressi di Chandigarh. Abbiamo scritto un manifesto intitolato “La Città Persa” (vedi sopra) dove si analizza il collasso del paradigma architettonico. Il frammento è costituito da diversi edifici a corte spogli, tutti uguali, composti soltanto dalla struttura portante e tagliati da grandi rampe con all’interno lunghe scale che permettono il passaggio tra i vari piani. Gli interni sono intesi come proprietà libera degli abitanti che possono usare gli spazi come vogliono. Nel piano -1 abbiamo creato un grande supermercato con una successione continua di scaffali, ispirato dalla lettura di No-Stop City degli Archizoom.

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Al centro di ogni edificio si trova un grande patio, ognuno dei quali presenta ambienti ed elementi diversi al suo interno.

 

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Collaborated with:

Gianclaudio Infranca, Maria Tauro